Matteo Garnero -

Alpeggio, l’irresistibilerichiamo della natura

L'esperienza della famiglia Colombero, originaria di Marmora e ora di stanza a Genola. Alleva oltre duecento capi di Piemontesi

Alpeggio, l’irresistibilerichiamo della natura

Matteo Garnero

Tratto da Imprenditore Agricolo

Un rito che si ripete puntuale ogni anno, e allo stesso tempo un ritorno alle radici. È la transumanza, pratica portata avanti da tanti margari. Come la famiglia Colombero, originaria di Marmora (Cuneo – Piemonte) e ora “di base” a Genola. Ogni fine giugno lascia la cascina, dove alleva oltre 200 Piemontesi, e porta gli animali a Canosio, in valle Maira.

Impresa famigliare


Quella dei Colombero è un’azienda a conduzione famigliare. Il più giovane è Roberto, 34 anni, in cascina con papà Giorgio e mamma Delia. L’attività di margari viene portata avanti da generazioni.

«La nostra famiglia – spiega Roberto – ha sempre affittato le stalle, cambiando di tanto in tanto proprio come fanno i margari. A lungo abbiamo “orbitato” sul Saluzzese, ma dal 2015 abbiamo comprato una cascina a Genola: ora siamo lì».
Nel cuore della piana cuneese i Colombero allevano, come accennato, 280 capi di razza Piemontese, che ogni anno vengono portati… al fresco dei monti della valle Maira.


Alpeggio a Marmora

La partenza per Canosio avviene intorno al 24 giugno. «Carichiamo gli animali a Genola intorno alle 17 del pomeriggio – racconta Colombero –. Una volta arrivati nel territorio di Marmora scarichiamo le bestie e le lasciamo lì una notte. Alle 5 del mattino partiamo per l’alpeggio: camminiamo per circa 5 ore, la distanza è di 16-17 chilometri. Il rientro in pianura solitamente è fissato per fine settembre. Stiamo in montagna tra i 90 e i 100 giorni. In questi tre mesi gli animali si muovono in ampi “recinti”, dove stanno per una decina di giorni, e poi vengono spostati».
La giornata lavorativa dei Colombero in valle Maira inizia alle 6 del mattino
e termina intorno alle 19. «La malga? È del Comune, e noi la affittiamo».

Latte nostrale

Dal latte che le Piemontesi producono viene ricavato il Nostrale, formaggio tipico della vallata stagionato 30 giorni.
«Mungiamo (a mano) una trentina di capi due volte al giorno – dicono i Colombero –, verso le 6 del mattino e alle 5 del pomeriggio. Con il latte diamo vita a tre forme al giorno di Nostrale, da 7 chili ciascuna, che poi vendiamo ai negozi della valle Maira. C’è un marchio specifico a tutela di questo formaggio, a fine agosto c’è anche la festa».

Il procedimento di produzione? «Si mette il latte in caglio – dicono i margari –. Lo lasciamo riposare un’ora, poi si rompe la cagliata… e il gioco è fatto». Ovviamente la mungitura viene portata avanti anche durante i mesi di permanenza a Genola. «Lì in realtà mungiamo poco. Il latte che produciamo (circa un quintale al giorno) lo diamo alla cooperativa “Piemonte Latte”, nostri “vicini di casa”».

Alimentazione animali

L’alimentazione dei capi è in larga parte di produzione propria. «A Genola – afferma Roberto Colombero – in autunno e primavera diamo alle nostre Piemontesi erba che arriva direttamente dai campi che lavoriamo. In inverno somministriamo fieno e insilato. Ai vitelli diamo invece fieno e mangime».

Sapore inimitabile

Essendosi recentemente trasferiti a Genola, i Colombero non hanno al momento all’orizzonte progetti di ingrandimento o espansione della propria azienda. Su una cosa però non hanno dubbi: continuare a portare avanti l’antica tradizione della transumanza.
Anche se può sembrare scontato, l’erba cresciuta all’aria pura di montagna regala al latte un sapore speciale. E in pianura non potrebbe mai nascere un formaggio come quello che nasce tra i monti della valle Maira.