Ferrero Mangimi -
Convegno "Benessere che fa latte”
A Cremona si apre un nuovo capitolo nel dialogo tra allevamento e società
Ferrero Mangimi
Il convegno “Benessere che fa latte”, svoltosi venerdì 28 novembre 2025 alle Fiere Zootecniche Internazionali, ha mostrato con chiarezza quanto il tema del benessere animale sia ormai diventato un crocevia culturale, prima ancora che tecnico.
L’iniziativa di Ferrero Mangimi e Ruminantia ha voluto creare un terreno neutro, un luogo dove scienza, filiera e opinione pubblica potessero confrontarsi con trasparenza, nel tentativo di ricucire una distanza che negli ultimi anni si è fatta sempre più evidente.
L'intervento del Prof. Daniel M. Weary
La lectio magistralis del Prof. Daniel M. Weary, uno dei più autorevoli studiosi al mondo di comportamento dei bovini, ha aperto il convegno con una prospettiva che ha catturato l’attenzione delle centinaia di partecipanti.
Weary ha spiegato che il benessere animale non può più essere considerato come la semplice assenza di malattie o come un protocollo di buone pratiche; occorre invece riconoscere la dimensione emotiva degli animali, la loro capacità di provare stati d’animo, di costruire relazioni e di rispondere all’ambiente che li circonda. Questo approccio, fondato sull’etologia e sulle più recenti ricerche scientifiche, indica una strada precisa: comprendere gli animali per migliorare l’efficienza dell’allevamento, ma soprattutto per rendere l’intero sistema più etico e più vicino alle aspettative della società contemporanea.
L’aspetto più interessante emerso nel confronto è che la distanza fra settore zootecnico e cittadini non deriva da una mancanza di impegno sul fronte degli standard. Gli allevamenti investono da anni in strutture migliori, soluzioni più vicine alle esigenze etologiche, tecnologie di monitoraggio e controlli sanitari sempre più stringenti. Eppure, nonostante questi sforzi, la percezione pubblica rimane spesso negativa.
Il consumatore chiede garanzie sempre più elevate sulla salubrità degli alimenti e sul rispetto degli animali, ma allo stesso tempo ha poco contatto con la realtà degli allevamenti, che rimangono luoghi quasi invisibili nel quotidiano della maggior parte delle persone. Questa distanza genera diffidenza, emotività e polarizzazione.
Gli altri interventi
Nel dibattito moderato da Alessandro Fantini sono intervenute Simona Caselli, Marta Brscic e Silvana Mattiello. Tutte hanno sottolineato un punto comune: il settore deve imparare a raccontarsi. Mostrarsi non significa esporsi a rischi, ma recuperare fiducia. Far vedere una stalla moderna, spiegare le scelte tecniche, mostrare come lavorano gli allevatori e quali siano i loro valori significa rompere un muro che negli ultimi anni si è fatto più spesso. La società, hanno osservato, non è ostile per definizione, è semplicemente lontana. E quando si rimane lontani, è inevitabile che prevalgano le semplificazioni, le caricature e i giudizi emotivi.
Durante il confronto è emersa anche la necessità di rivedere strumenti di certificazione e sistemi di qualità che rischiano di diventare anacronistici rispetto alle nuove conoscenze scientifiche e alle esigenze reali degli animali.
È un tema che tocca soprattutto le aziende medio-piccole, spesso costrette a equilibri logistici ed economici complessi. Nonostante ciò, la direzione generale appare chiara: la legislazione europea sta spingendo verso modelli sempre più avanzati di benessere, e il settore, pur con difficoltà diverse, sta cercando di adeguarsi.
Ciò che ha lasciato il segno non è stata solo la qualità scientifica degli interventi, ma la volontà condivisa di trasformare un argomento spesso trattato in modo conflittuale in un’occasione di dialogo. L’idea di “produrre benessere” ha risuonato come un messaggio capace di unire la responsabilità degli allevatori, la sensibilità dei cittadini e il ruolo della ricerca.
Conclusioni
Al termine dei lavori, Giulia Cireddu — Marketing & ESG Manager del Gruppo Chiola — si è detta profondamente soddisfatta per la vasta partecipazione all’evento e per il fatto che il gruppo sia stato il primo in Italia a ospitare il Prof. Weary: un’iniziativa che, ha osservato, «è stata molto apprezzata da tutti i presenti, in particolare dagli allevatori, che hanno mostrato grande interesse e apertura».
Per Cireddu, questo riscontro conferma che il “portare alla luce” le pratiche reali di allevamento — con trasparenza e concretezza — non è solo un gesto di responsabilità, ma un fondamentale passo verso la costruzione di fiducia tra filiera, comunità scientifica e opinione pubblica.
Guarda qui l'intervista al Prof. Daniel M. Weary.